venerdì 9 dicembre 2016

Reflusso gastroesofageo

I sintomi del reflusso gastroesofageo

Bruciore a livello dello sterno, rigurgito acido, dolore toracico, tosse cronica, asma non allergica, raceudine e mal di gola: questi sono i principali sintomi del reflusso gastroesofageo che spesso, comparendo la notte e disturbando il sonno, posso pesantemente compromettere la qualità di vita.
Il reflusso gastroesaofageo è, sostanzialmente, la risalita del contenuto acido nell'esofago, quel canale lungo 25-30 cm che collega la bocca con lo stomaco.
Quando si mangia, l'esofago, aiutato dalla forza di gravità e da una serie di movimenti ritmici, riesce a far progredire il cibo deglutito verso il basso. Il passaggio del bolo alimentare nello stomaco è regolato dallo sfintere esofageo inferiore, una speciale valvola muscolare che si apre per consentire il transito del cibo, l'eruttazione ed il vomito.  Proprio questo sfintere richiudendosi impedisce la risalita verso l'alto dei succhi acidi presenti nello stomaco.
Il reflusso gastroesofageo si verifica quando l'omonimo sfintere si rilascia nel momento non opportuno consentendo il passaggio verso l'alto del contenuto gastrico (vedi figura). In virtù della sua acidità tale materiale va ad irritare la mucosa esofagea scatenando i sintomi tipici del disturbo.
Tale condizione diventa patologica quando il reflusso si verifica troppo spesso o quando il contenuto gastrico è eccessivamente acido.

Malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) ?

In condizioni normali il contenuto gastrico refluisce nell'esofago in modesta quantità ed in maniera episodica. Solo quando tale reflusso diventa importante per frequenza o per severità dei sintomi si instaura la cosiddetta malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). 
La MRGE è una malattia benigna ma può essere causa di  disturbi cronici ricorrenti che interferiscono con la normale qualità della vita. Oggi si può parlare di malattia soltanto quando questi sintomi (rigurgito e bruciore retrosternale) compaiono almeno una volta alla settimana.

Cause

La causa più comune della malattia da reflusso gastroesofageo è l'alterata funzionalità dell'omonimo sfintere. Come abbiamo visto, quando questa specie di valvola non funziona correttamente il chimo gastrico può risalire verso l'alto irritando l'esofago.
Se non esistesse lo sfintere gastroesofageo, durante questo esercizio il contenuto gastrico, spinto dalla forza di gravità, sarebbe libero di risalire lungo l'esofago
La seconda causa in ordine di importanza è il rallentato svuotamento gastrico. Quando mangiamo il cibo triturato e amalgamato con la saliva giunge nello stomaco dove può rimanere per tempi più o meno lunghi. Tanto maggiore è il periodo di permanenza gastrica del cibo e tanto maggiori sono le probabilità che si verifichi un reflusso gastroesofageo.
Possono esistere inoltre dei problemi di motilità dell'esofago; in questi casi si assiste ad un'alterazione della sua capacità di far scendere il cibo dalla gola fino allo stomaco.
Anche alterazioni salivari possono predisporre il soggetto alla malattia da reflusso e alle sue complicanze. Ricordiamo infatti che la saliva è leggermente basica e che, essendo inoltre ricca di bicarbonati, è in grado di tamponare piccole quantità di acido accidentalmente risalite lungo l'esofago. Non è certo un caso che uno dei sintomi tipici della malattia da reflusso sia l'ipersalivazione, un metodo adottato dall'organismo per difendersi dagli acidi.
Se per qualche motivo il pH salivare si abbassa tale protezione viene meno e rende l'esofago più suscettibile all'attacco acido.
Insieme alla saliva la peristalsi esofagea contribuisce a proteggere l'esofago rimuovendo i reflussi acidi fisiologici.

Reflumil: contrasta i disturbi da reflusso.

Reflumil grazie ai principi attivi contenuti nell'estratto di puro succo di Aloe liofilizzato (1:200), coadiuva la regolare funzionalità del sistema digerente. Contiene Mucosave (polisaccaridi derivanti da Opuntia Ficus Indica e polifenoli contenuti nell'Olea Europaea)
Consigli per l'uso: si consiglia l'assunzione di 2 compresse dopo cena prima di coricarsi. Una seconda somministrazione può essere ripetuta nel corso della giornata secondo necessità individuale o comunque al bisogno.

Ingredienti: Sodio alginato, Mucosave (Opuntia Ficus Indica cladodi, Olea Europea foglie) estratto secco, Sodio bicarbonato, Calcio carbonato, Aloe (Aloe Vera succo essiccato) polvere in rapporto 1:200. Coadiuvanti tecnologici: Cellulosa microcristallina, Sorbitolo, Silice biossido, Magnesio stearato, Maltodestrine.

mercoledì 7 dicembre 2016

Menopausa. La natura per la donna.

La menopausa non è una malattia ma un momento fisiologico della donna che coincide con il termine del ciclo mestruale e quindi dell'età fertile. Il cambiamento è inevitabile !!!
Prima o poi ogni donna attraversa questa fase naturale di cambiamento. Chi prima, chi dopo. Il numero di ovuli, infatti, è già prestabilito fin dalla nascita. Solitamente le ovaie iniziano a ridurre la produzione di ormoni femminili verso i 45-55 anni, il livello di estrogeno diminuisce.
I principali cambiamenti nei livelli ormonali si manifestano in misura differente. Due terzi di noi donne si trovano a dover affrontare pesanti effetti negativi, sia sotto il profilo fisco che emotivo. Un terzo ha la fortuna di avere solo sintomi lievi.

I cambiamenti ormonali sono solo un aspetto della menopausa. Non devono essere ignorati, ma non dobbiamo neanche focalizzarci su di essi. Sapere che in alcune culture non esistono le parole “menopausa” o “vampate di calore” dovrebbe far riflettere.
C’è lo zampino delle lobby? Fin dagli anni ’60, le lobby farmaceutiche e i medici ci hanno convinti del fatto che dopo la menopausa le donne possano rimanere sane solo assumendo prodotti farmaceutici. Come dire, le donne non devono lamentarsi se decidono di patire i sintomi causati dai cambiamenti ormonali tipici della “malattia menopausa”, come ad es. le vampate di calore, la depressione o la secchezza vaginale, anziché colmare il deficit ormonale con una terapia ormonale sostitutiva (TOS).
La somministrazione di combinazioni estro-progestiniche a prima vista potrebbe apparire sensata. Tuttavia, da quando ho iniziato ad interessarmi a fondo all’argomento, ho cambiato la mia opinione. Mi sono resa conto che, allo stato attuale della scienza, la terapia sostitutiva è collegata ad un maggiore rischio di ammalarsi di cancro al seno e all’utero. Ci sono numerosi studi che lo dimostrano.
Mi sono impegnata a cercare alternative alla TOS per alleviare i sintomi. Così ho iniziato a provare un po’ di tutto: l’iperico e l’agnocasto, il trifoglio rosso e la cimicifuga racemosa e anche gli estratti di radice di rabarbaro e le cure con derivati della soia.
E così ho trovato Donna W, una linea di prodotti per la donna in menopausa che si vuole tutelare, raggiungere e mantenere il benessere non solo fisico ma anche mentale.

martedì 6 dicembre 2016

Omega 3 e Omega 6, come integrarli?

Sia gli acidi grassi omega-3 (ω-3) sia gli omega-6 (ω-6) sono importanti componenti delle membrane cellulari e sono importanti precursori di molte altre sostanze nell'organismo come quelle coinvolte nella regolazione della pressione sanguigna e nelle risposte infiammatorie. Gli acidi grassi ω-3 sono considerati sempre di più come fattori di protezione nelle malattie cardiache letali e sono noti i loro effetti antinfiammatori, che possono essere importanti in queste ed in altre malattie. C'è anche una crescente attenzione per il ruolo degli acidi grassi omega-3 nella prevenzione del diabete e di alcuni tipi di neoplasie.
Il corpo umano è capace di produrre tutti gli acidi grassi necessari, eccetto due: l'acido linoleico (LA), un acido grasso ω-6 e l'acido alfa-linolenico (ALA), un acido grasso ω-3. Questi devono essere apportati dalla dieta e si definiscono anche “acidi grassi essenziali”. Entrambi questi acidi grassi sono necessari per la crescita e la guarigione dei tessuti, ma possono anche essere utilizzati per la produzione di altri acidi grassi (es. l'acido arachidonico (AA) deriva dall'LA). Tuttavia, poiché la conversione ad acido grasso omega-3 eicosapentaenoico (EPA) e docosaesenoico (DHA) è limitata, si consiglia di includere nella dieta questi acidi grassi. Gli acidi grassi ALA e LA si trovano nei vegetali e nell'olio di semi. Anche se i livelli di LA sono di solito più alti rispetto a quelli di ALA, l'olio di colza e di noci ne sono ottime fonti. Gli acidi grassi EPA e DHA si trovano nell'olio di pesce (es. salmone, sgombro, aringa). L'acido grasso AA si può ottenere da fonti animali quali la carne e l'albume d'uovo.
 
Il rapporto omega-3/omega-6
 
Nel corpo umano LA e ALA sono in competizione, in quanto metabolizzati dallo stesso enzima. Questo aspetto è da tenere in considerazione per la salute poiché una eccessiva assunzione di LA potrebbe ridurre la quantità di enzima disponibile per il metabolismo di ALA con il conseguente aumento del rischio di malattie cardiache. Dati a sostegno di questa teoria mostrano che negli ultimi 150 anni, l'apporto di omega-6 è aumentato, mentre quello degli omega-3 è parallelamente diminuito, con l'aumento di malattie cardiache. Pertanto è stato applicato il concetto di un rapporto “ideale” tra omega-6 ed omega-3 nella dieta.
 
Tuttavia, non è ancora stato identificato il rapporto associato alla riduzione del rischio delle malattie cardiache e attualmente molti esperti suggeriscono che il rapporto è meno importante; ciò che preoccupa di più i ricercatori è la quantità assoluta di acidi grassi assunti. Un lavoro pubblicato su questo argomento ha stabilito che aumentando solamente la quantità di ALA, EPA e DHA nella dieta si può ottenere la quantità desiderata di questi acidi grassi nei tessuti corporei, e che non è necessario diminuire l'apporto di LA e AA. Inoltre, il metodo utilizzato è identico sia per le diete che hanno un corretto apporto di omega-6 e omega-3, sia per quelle che sono carenti di entrambi.
 
Come ristabilire l’equilibrio tra omega 3 e omega 6

Il modo migliore per ristabilire un giusto equilibrio nel rapporto tra gli ω-6 e gli ω-3, è quello di apportare alcune modifiche nelle proprie abitudini alimentari, così da incrementare, nel modo corretto, il consumo di cibi ricchi di omega-3:
  • Limitare il consumo di oli di semi di girasole, sesamo, noci, arachidi, mais, preferendo sempre e comunque oli spremuti a freddo;
  • Utilizzare di norma l’olio d’oliva per condire e insaporire i piatti in cucina;
  • Ridurre il consumo di carne, uova e prodotti caseari;
  • Consumare pesce azzurro due o tre volte a settimana, anche sotto forma di olio;
  • Introdurre nel proprio menu i semi di Chia, l’olio di canapa e di lino, i kiwi ed i mirtilli rossi, tutte altre buone fonti di omega-3.
  • Tra verdure e ortaggi, spinaci e cavolfiori hanno un posto di rilievo circa la quantità di omega-3 posseduti.
Gli alimenti ricchi di omega-3 andrebbero cotti per poco tempo, a causa dell’alta sensibilità che gli acidi grassi hanno nei confronti delle alte temperature. Pertanto, onde evitare di perdere una quota importante di ω-3, è consigliabile ridurre i tempi di cottura del pesce. Attraverso queste piccole accortezze, sarà possibile non soltanto variare i pasti e provare gusti nuovi per il palato, ma soprattutto si darà una mano concreta al proprio stato di salute e al benessere generale dell’organismo, garantendone un miglior funzionamento.
NOTA BENE: recenti sviluppi indicano come - in termini di rischio cardiovascolare - il rapporto omega 6/omega 3 non giochi un ruolo rilevante nella realtà clinica. Piuttosto che affannarsi alla ricerca di un ottimale bilanciamento, sembra preferibile preoccuparsi di sostituire i grassi saturi e quelli trans con analoghe quantità di acido linoleico. Infatti, nell'ambito di una dieta a basso tenore di grassi saturi e trans, un apporto di ω-6, in particolare di acido linoleico, almeno fino al 5-10% delle calorie totali, sembra svolgere un effetto protettivo nei confronti del rischio coronarico.
Analogo discorso per l'attività pro-infiammatoria degli omega-6, la quale - seppur ampiamente teorizzata e dimostrata in vitro - non sembra trovare conferma negli studi sull'uomo. Anzi, alcuni studi hanno addirittura rilevato una correlazione inversa, con prevalenza dell'attività antiinfiammatoria in vivo degli ω-6 introdotti con la dieta.

lunedì 5 dicembre 2016

Tinta per capelli senza Parafenilendiammina

BioKap Nutricolor Tinta Delicato

Colori caldi, luminosi e naturali

Formulazione senza Parafenilendiammina.

L’esclusiva formula di BioKap Nutricolor Tinta Delicato, a base di ingredienti vegetali e ad alta tollerabilità cutanea, nutre e ripara i capelli  mentre li colora e copre perfettamente i capelli bianchi. Con complesso TRICOREPAIR a base di proteine del riso, derivato del salice ed acidi lipofili di frutta. Arricchito con olio di Argan da agricoltura biologica, nutre i capelli e li rende più morbidi e luminosi.

Formulazione senza Parafenilendiammina e senza Fenilendiammine.

Biokap Nutricolor Tinta Delicato + è la formulazione più delicata della linea BioKap Nutricolor, in 4 nuances, anche senza Fenilendiammine. La sua esclusiva formula a base di ingredienti vegetali e ad alta tollerabilità cutanea nutre e ripara i capelli  mentre li colora e copre perfettamente i capelli bianchi. Con complesso TRICOREPAIR a base di proteine del riso, derivato del salice ed acidi lipofili di frutta. Arricchito con olio di Argan da agricoltura biologica, nutre i capelli e li rende più morbidi e luminosi.

QUANDO USARLO

Per coprire perfettamente i capelli bianchi, fin dalla prima applicazione e per una colorazione di lunga durata.

COME USARLO

Da oggi utilizzare le tinte Biokap Nutricolor è ancora più pratico: inserisci il flacone Nutrifix nel foro indicato dal tratteggio sul retro dell’astuccio ed indossa la mantellina protettiva monouso contenuta all’interno della confezione. Poi procedi  miscelando il contenuto del tubo del colore e come da indicazioni contenute nel foglietto di istruzioni.
Scegliere le nuances in rapporto alla quantità di capelli bianchi, seguendo le istruzioni presenti sulla confezione.

COSA CONTIENE

Complesso TRICOREPAIR a base di proteine del Riso ad azione ristrutturante, derivato del Salice con azione protettiva del colore e acidi lipofili della frutta che si prendono cura del cuoio capelluto durante il periodo di applicazione della tinta. L’Olio di Argan, per l’elevato contenuto di acidi grassi insaturi e vitamina E, protegge, ristruttura e rende luminosi i capelli sfibrati e fragili.

NOTE

14 Nuances. Senza Ammoniaca, senza Resorcina, senza Parabeni, senza Profumo e senza Parafenilendiammina. Nickel tested e Dermatologicamente testato.
Prima dell’uso leggere attentamente le istruzioni riportate sulla confezione. Effettuare sempre un test di sensibilità 48 ore prima di ogni applicazione.
https://www.youtube.com/watch?v=Ds7gky3EmGg&feature=youtu.be


sabato 3 dicembre 2016

Carbone vegetale o carbone attivo.

Carbone vegetale resta comunque nell’immaginario di molti un magico rimedio naturale per problemi di stomaco e intestino. Oltre che nei gravi casi di avvelenamento, che oltre che gravi spero siano anche rari,  è utilizzato da sempre in caso di gonfiori e cattiva digestione. Spesso, però, lo si “tira fuori dal cappello” proprio come fosse una “magica medicina naturale” senza sapere come agisce nel nostro corpo e quali sono le sue tante proprietà. Per non parlare delle controindicazioni: poche e blande ma ce ne sono.
Le proprietà adsorbenti nei confronti di liquidi, idrogenioni e gas, rendono il carbone vegetale un supplemento particolarmente utilizzato in presenza di aerofagia, diarrea, meteorismo e flatulenza, grazie anche al blando effetto disinfettante a livello intestinale.
Dalla somministrazione sia in polvere che in apposite compresse o capsule, viene utilizzato in ambito medico d’emergenza per il trattamento delle intossicazioni più comuni: proprio per la sua capacità di trattenere atomi e molecole nei suoi pori, può prevenire l’assorbimento a livello sistemico di composti potenzialmente dannosi, per non dire letali, per l’individuo. Le sue caratteristiche non si limitano, tuttavia, a questa unica funzione salvavita: è indicato anche per il trattamento di problemi come aerofagia e meteorismo, gonfiore di stomaco, cattiva digestione e dissenteria.
È doveroso ricordare come l’assunzione di carbone vegetale possa interferire con la normale digestione dei principi nutritivi e l’azione dei farmaci quindi, oltre a prevederlo lontano dai pasti, è sempre utile chiedere il parere del proprio medico curante anziché lasciarsi andare all’auto-prescrizione.

Usi comuni per la digestione

Il ricorso al carbone vegetale nella quotidianità dei rimedi naturali, quindi escluse le forme di avvelenamento che richiedono comunque un intervento professionale tempestivo, si esplica nella regolazione dei processi di stomaco e intestino. Gli utilizzi sono i più svariati, di seguito alcune delle casistiche più comuni:
  • Areofagia, meteorismo e gonfiore: grazie alle caratteristiche fortemente adsorbenti, il carbone vegetale limita gli effetti di aerofagia e meteorismo trattenendo i gas ingeriti o prodotti nei suoi pori. Per lo stesso motivo, agisce efficacemente sul gonfiore addominale, riducendo tensione e dolore e facilitando le normali funzioni dell’intestino;
  • Reflusso gastroesofageo e acidità di stomaco: spesso determinata da una condizione fisica pregressa, come un’ernia iatale che impedisce una corretta chiusura del cardias, la patologia si caratterizza per la risalita dei succhi gastrici nell’esofago, con conseguente bruciore, irritazione, disturbi respiratori e quant’altro. Il carbone vegetale può trattenere tali succhi gastrici in eccesso, portando immediato sollievo. La medesima funzione si esprime anche nei casi di semplice acidità, anche qualora non fossero presenti conseguenze dovute al reflusso;
  • Diarrea e colon irritabile: la somministrazione di carbone vegetale può aiutare a limitare gli effetti di una diarrea particolarmente fastidiosa, soprattutto quando derivante da patologie croniche come la sindrome del colon irritabile. Compatta le feci, infatti, portando immediato beneficio all’organismo;
  • Alitosi: oltre a ridurre l’eccesso di succhi gastrici, le capacità adsorbenti del rimedio manifestano anche una lieve conseguenza antibatterica, dovuta all’inclusione di germi e batteri all’interno dei pori di cui il carbone è composto. Per questo, può essere utile per contenere l’alito cattivo, perché spesso causato proprio dalla colonizzazione di batteri nel cavo orale.

Controindicazioni

Il ricorso al carbone vegetale è molto ben tollerato dall’organismo, con effetti collaterali blandi o del tutto nulli. Esistono però delle precise controindicazioni all’assunzione, di cui va tenuto debito conto e da vagliare con l’aiuto del medico curante. Innanzitutto, può interferire non solo con l’assunzione di sostanze nutritive, ma anche con qualsiasi farmaco, riducendone gli effetti. Di conseguenza, la somministrazione dovrebbe avvenire lontano dai pasti o dagli orari di trattamento. Inoltre, non è un’opzione compatibile con i blocchi intestinali, l’appendicite o altre patologie occlusive di stomaco e intestino, mentre l’assunzione in gravidanza o sotto i 12 anni d’età è da escludersi per via precauzionale. Un trattamento prolungato, infine, può determinare feci molto scure, quasi nere: è una naturale conseguenza, del tutto priva di pericoli per la salute.
Carbone vegetale per pane e pizza
Dopo le denunce recenti ricevute da alcuni panificatori italiani a seguito dell’utilizzo del carbone vegetale come additivo non autorizzato, sotto forma di colorante E153, nel pane, meglio fare chiarezza. Quello che sta emergendo, negli ultimi giorni, sarebbe un presunto tentativo di produrre e pubblicizzare pane nero al carbone vegetale come se quest’ultimo fosse l’ingrediente che ne aumenta la digeribilità anche se quello che va a variare è l’estetica.
I benefici sulla salute sono stati messi in discussione, la normativa in vigore di settore non consente inoltre l’utilizzo di alcun colorante sia nella produzione del pane che di prodotti simili sia negli ingredienti impiegati per prepararli.
Ad oggi il carbone vegetale è classificato come additivo quindi di regola non può entrare nella ricetta del pane. E’ proprio e addirittura lo stesso Ministero della Salute ha detto la sua. Ha ammesso la produzione solo di un ‘prodotto della panetteria fine‘ in cui agli ingredienti base si sommi il carbone vegetale come additivo colorante. Ovviamente sempre nelle quantità ammesse dall’Unione Europea.
Abbiamo detto “prodotto della panetteria fine” che per nessun motivo deve essere chiamato ed essere venduto come “pane”. Non è ammesso di conseguenza indicare nell’etichetta e nella pubblicità del “prodotto della panetteria fine” la presenza di carbone vegetale con il riferimento agli effetti benefici per l’organismo umano. Deve essere chiaro che, se impiegato in prodotti diversi dal pane dove è permesso, ha solo ed esclusivamente funzione di colorante.

venerdì 2 dicembre 2016

Anemia e Carenza di Ferro

La relazione tra anemia e carenza di ferro è universalmente nota. Questo minerale è infatti una parte fondamentale dell'emoglobina, molecola contenuta nei globuli rossi ed essenziale per il trasporto dell'ossigeno nel sangue.
Da questa consapevolezza nasce il frequente e spontaneo ricorso a integratori di ferro, diffusi soprattutto in ambito sportivo con l'intento di aumentare i valori di emoglobina nel sangue.
Un po' meno conosciute sono tutte le altre cause di anemia (aplastica, falciforme, emolitica, perniciosa ecc.), che risultano indipendenti dalla carenza di ferro.
La forma anemica causata dalla carenza di ferro prende il nome di anemia sideropenica.
Spesso la condizione rimane asintomatica o si manifesta con sintomi lievi, come pallore, debolezza, vertigini, estremità fredde e unghie fragili. Tali sintomi sono abbastanza aspecifici e comuni a tutte le varie forme di anemia; pertanto, prima di valutare il ricorso a integratori di ferro, è importante rivolgersi al medico e accertarsi che i sintomi dipendano da un effettiva carenza del minerale.
L'utilizzo degli integratori a base di ferro è giustificato in presenza di eventuali fattori di rischio, quando specifiche analisi del sangue hanno evidenziato una forma anemica riconducibile a una carenza di ferro.
Il trattamento di queste condizioni prevede la somministrazione di integratori di ferro, poiché i soli alimenti possono non essere sufficienti a riequilibrare carenze importanti.
AxiFerro è un integratore alimentare di minerali, vitamine ed estratti vegetali in grado di fornire una quota supplementare di ferro in tutti gli stati carenziali e come utile coadiuvo negli stati anemici di lieve entità, in gravidanza, durante l’allattamento.
Per mantenere i livelli di ferro a valori fisiologici, è naturalmente importante seguire un’alimentazione corretta e completa.
I vegetariani devono ricordare che la biodisponibilità del ferro presente nei vegetali è bassa (è più elevata, per esempio, quella nelle lenticchie che non negli spinaci).
Il ferro a dosaggio ponderale ha inoltre bisogno di alcuni indispensabili cofattori, quali la vitamina C, e alcune vitamine del gruppo B per poter essere assimilato.
AxiFerro
  • È altamente digeribile e facilmente tollerato anche dalle persone “più sensibili”, senza gli effetti collaterali più comuni (crampi addominali, feci scure, nausea).
  • È efficace già dopo breve periodo di assunzione.
  • Elevata biodisponibilità: facilmente utilizzato dall’organismo.
  • È adatto a:
    • vegetariani, perché i suoi componenti sono esclusivamente di origine vegetale
    • ai celiaci perché senza glutine (Inserito nel Prontuario A.I.C.)
    • in gravidanza perché contiene acido folico in quantità adeguata al fabbisogno giornaliero
    • durante l’allattamento
  • Senza lattosio
  • Non contiene saccarosio
  • Senza conservanti, coloranti e aromi aggiunti
  • Compressa di dimensioni contenute: facile deglutizione e dosaggi personalizzabili
Utile per
  • In generale in tutti gli stati carenziali da deficit nutrizionali o da assimilazione
  • In gravidanza e durante l’allattamento
  • Come coadiuvo negli stati anemici di lieve entità come irregolarità mestruale e/o mestruazioni abbondanti
Adatto anche a celiaci, vegetariani, vegani, donne in gravidanza e durante l’allattamento e anziani.

giovedì 1 dicembre 2016

Gonfiore addominale? Ecco come prevenirlo.

Il gonfiore addominale colpisce quasi il 10% degli italiani. Si tratta di un disturbo molto fastidioso, che riguarda soprattutto le donne (ma anche qualche uomo) dopo aver mangiato, qualche giorno prima del ciclo mestruale e nei periodi di forte stress. Prima o poi capita a tutti di dover slacciare il bottone dei pantaloni e allargare di un buco la cintura soffrendo una sensazione di pienezza eccessiva.
Scongiurata questa possibilità, esistono dei trucchi per riuscire a prevenire il gonfiore addominale. 
  1. Elogio della lentezza: evitate di fagocitare il pranzo in pochi minuti, magari davanti al computer o in piedi. Prendetevi il vostro tempo per masticare il cibo, perché ingoiare velocemente significa non far iniziare la digestione dove dovrebbe (in bocca) e ingerire aria insieme al boccone. Senza arrivare all’indicazione delle 32 volte, masticare bene ogni boccone rimane una misura da raccomandare.
  2. I benefici dell’acqua: bere molto, ma mai bibite gassate e soprattutto acqua naturale e tisane, specie di finocchio o di anice, rilassa la muscolatura dell’addome. Anche il consumo di frutta con alto livello di acqua come anguria, melone e ananas è raccomandabile.
  3. Poco e spesso: pasti poco sostanziosi e molto frequenti aiutano a controllare il livello di zucchero nel sangue e a ridurre quella fastidiosa sensazione di pienezza. Da scegliere spuntini sani, in grado di gestire la fame e tenere sotto controllo il gonfiore. Qualche idea? L’ananas (combatte la fermentazione), l’avena (contro le irritazioni della mucosa), la carota (ancora contro la fermentazione), il finocchio (antispastico e antimeteorico), il limone (antifermentazione), la mela (antisettica, antifermentazione e utile per l’intestino), il succo di mirtillo (un potente diuretico).
  4. Chewing gum da bandire: masticare una gomma tiene a bada il senso di fame ma crea sacche di aria nello stomaco. Optate piuttosto per un mentina senza zucchero , che è un rilassante naturale per lo stomaco.
  5. L’importanza del movimento: oltre a eliminare lo stress, causa precipua di gonfiore addominale, un buon rimedio è seguire corsi di yoga, pilates o altre forma di rilassamento. Lo sport, d’altronde, è un rimedio particolarmente efficace sia per l’umore, sia per alleviare il gonfiore alla pancia.
I prodotti naturali possono essere assunti per qualche tempo: qualora il fastidio non dovesse scomparire, è però consigliato rivolgersi ad un medico, che possa indagare a fondo e cercare di capire le cause del rigonfiamento addominale. Ecco come eliminare la pancia gonfia con i rimedi naturali.
  • Il primo rimedio naturale contro il gonfiore della pancia è il finocchio. Lo si può mangiare oppure lo si può assumere in altri modi, ad esempio bevendo tisane e decotti, assumendo oli essenziali oppure pastiglie.
  • Ottimo prodotto naturale contro il gonfiore addominale risulta essere anche lo zenzero. Può essere assunto come tisana oppure come spezia per condire i cibi. Idem per cumino e menta, anche questi piuttosto efficaci.
  • Fra le erbe che consentono di combattere la pancia gonfia, le migliori sono senz’altro la melissa, la camomilla e il tiglio. Ottimi anche il carbone vegetale attivo, che ha un potente effetto decongestionante, ovviamente si può acquistare in erboristeria, sotto forma di capsule o tavolette, e l’anice.
  • Non bisogna neppure dimenticare l’efficacia di un prezioso frutto come la mela, che influendo positivamente sul processo di digestione permette anche di combattere il gonfiore della pancia.
  • Per quanto riguarda il regime alimentare vero e proprio, la pancia gonfia si combatte soprattutto inserendo all’interno della propria dieta alimenti che contengono molte fibre e fermenti lattici vivi. Si tratta, in genere, di yogurt, di cereali integrali, di frutta e di di verdura fresche (queste ultime meglio se cotte o lessate). Ottimo anche il peperoncino rosso.